Colombaioniclowns

...l'arte di far ridere...

    

I Clowns

tratto dal film I Clowns di Federico Fellini

con

I Clowns Colombaioni

  

“Papà Colombaioni è stato per me un collaboratore prezioso, non solo perché ha messo a mia disposizione il suo tendone e la sua nidiata di bambini, i suoi nipotini che saltavano come canguri dappertutto, ma anche per quell’atmosfera intima, rara che sapeva trasmettere il suo circo, qualcosa d’indefinibile e di onirico…” 
Così ricordava Fellini la sua lunga collaborazione con la famiglia Colombaioni, un’esperienza iniziata con Le notti di Cabiria, e proseguita con tante altre partecipazioni in altrettanti film, Amarcord, Roma, La nave, Casanova. Un amore lungo, ricco di conferme, che ha conosciuto il suo più naturale sviluppo nel film che Fellini ai clown ha dedicato: I Clowns.
Da quel film Alfredo Colombaioni, che ne era anche interprete,  ed io siamo partiti per rievocare non soltanto il mondo dei clown che ritroviamo nel film ma anche Fellini stesso che rivive attraverso le sue parole, i suoi pensieri, le immagini che inconfondibilmente rimandano al suo cinema.
"Ho tantissimi amici del mondo del circo che, ogni volta che mi incontrano, mi abbracciano, mi festeggiano come se io fossi uno di loro: un vecchio cavallerizzo o un ingoiatore di spade. E, in fondo, perché no?” 
Fellini è lì, nella pista avvolta ancora dalla penombra, che osserva con la sua curiosità onnivora ogni cosa, ogni oggetto di quel mondo in cui i nostri valori borghesi sono sovvertiti, rovesciati, derisi  e in cui il gioco diventa regola e stile. Vediamo i clowns come li vedeva lui, ancora impegnati a prepararsi, a truccarsi, a vestirsi, parlando quella loro strana lingua, ricca di fascino per un neofita, che sembra provenire da un mondo a parte, che ricordano le gesta dei padri, degli zii, dei nonni di questa famiglia sconfinata che si riassume tutta sotto questo nome: Colombaioni.  
I Clowns, ancora “umani”, salutano il Maestro, con affetto, sorridendogli. C’è voglia di confidarsi con lui, di prolungare ancora un po’  questo momento di intimità profonda prima di lanciarsi nella pista. Ma Fellini fa cenno di procedere, ha fretta di rivivere quelle emozioni che lo rapirono quando, bambino sulle ginocchia del padre, assistette per la prima volta a uno spettacolo di circo. Il “vento” che evoca i ricordi si spegne, i Colombaioni spariscono dietro il sipario, si sente, in lontananza l’eco di una filastrocca che lentamente si perde…
Ed poi via! All’improvviso tutto si accende, entrano i clown, inizia una girandola mozzafiato di scene, farse, gags, trucchi, musiche che coinvolgono lo spettatore,  grande o piccolo che sia, in un gioco di scatole cinesi dove un numero ne contiene al suo interno un altro, in una girandola vertiginosa che si consuma nella circolarità ipnotica della pista…. Si consuma… Ma può
veramente morire un clown? Questo si chiedeva  Fellini alla fine del suo film e a questa sua domanda i clowns Colombaioni, oggi, vogliono rispondere. Come? Nell’unico modo che conoscono: inscenando, a modo loro,  il famoso “Funerale di un clown"

Ferdinando Ceriani

Clown
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